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Fusione atomica: stella artificiale

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NEW YORK – Un passo avanti molto importante nella ricerca sull’energia nucleare è stato fatto lo scorso autunno al Livermore National Laboratory in California, laboratorio di ricerca del dipartimento dell’energia degli Stati Uniti. Per la prima volta gli scienziati sono riusciti a ottenere più energia da una fusione atomica rispetto a quella bruciata per innescarla, creando una sorta di piccola stella artificiale. Lo rivela un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature.

La fusione è il processo che alimenta il Sole e le altre stelle e comporta plasmare i nuclei degli atomi per rilasciare energia al posto di scinderli, come nel caso della fissione, principio alla base della bomba atomica. Il sogno di produrre energia pulita grazie al primo processo viene rincorso dagli scienziati da anni e oggi sembra un po’ più vicino. I ricercatori hanno sparato 192 raggi laser su una minuscola sfera, generando una reazione di fusione che ha scatenato un’enorme quantità di energia per una piccola frazione di secondo. Anche se in versione ridotta, hanno creato in questo modo condizioni simili a quello che accade di continuo alle stelle. “Per la prima volta in assoluto abbiamo ottenuto più energia dalla combustione rispetto a quanto è stato impiegato per la combustione” da quando si usa questa tecnica, ha detto Omar Hurricane, principale autore dello studio.

Anche se secondo il team di scienziati, tra cui c’è anche l’italiano Riccardo Tommasini, il risultato è ancora “modesto” è tuttavia superiore alle stime e più vicino rispetto a “qualunque altro risultato ottenuto prima” per la realizzazione di energia da fusione, ha concluso Hurricane. La resa dell’esperimento è stata infatti 10 volte maggiore di quanto era stato ottenuto in precedenza.

La ricerca è però ancora lontana dal raggiungimento di quella fase che viene chiamata tecnicamente “accensione”, dove si genera più energia di quanta se ne consumi nel contesto generale dell’esperimento: cosa che accadrebbe solo con reazioni a catena autosufficienti, senza le quali l’energia prodotta dalla fusione non sarebbe conveniente. L’esperimento segna però un decisivo passo avanti, dopo anni di risultati modesti, sulla strada per una fonte di energia a basso costo e potenzialmente illimitata da usare sulla Terra.

[da repubblica.it]

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